Jun
28th
Sat
28th
Tradurre è tradire. Ad ogni pagina, ogni frase, ogni frammento, l’impotenza aumenta. Elenco tutto ciò che perderò in questa artificiosa trasformazione di cui resterà, con un po’ di fortuna, il what, ma non certo il how, e la mente mi gioca strani tiri. All’improvviso non vuole più servirmi, mi rifiuta anche la minima corrispondenza al punto che mi domando se davvero sono padrona della mia lingua madre. E’ la paura di tradire, colpire alle spalle e al cuore, la bellezza dell’origine, o trasformarla in altro. Un’altra poesia, un altro linguaggio, il mio. Uno sdoppiamento doloroso che rende l’opera una sorta di figlio adottivo, amato tanto più visceralmente, poiché non nasce dal nostro ventre.