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Feb
18th
Ven
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Ieri, a cena, una collega spagnola, sconcertata di fronte alla tenuta di don B. contro ogni logica democratica, mi chiede come si senta “un italiano normale” di fronte a una situazione che sembra così incredibile e incomprensibile ai suoi occhi e agli occhi di tre o quattro quarti di mondo extra-italiano. Non so che dire, rispondo che ci sono giorni che non mi sento “italiano” e giorni che non mi sento “normale”. Poi ci ripenso, provo a parlare di plutocrazia e influenza dei media, di psicologia di massa e gattopardismo; ma le parole mi si bloccano in gola e provo solo vergogna, una vergogna che o ti spinge in piazza o ti lascia chiuso a quattro mandate nella tua torre d’avorio, nel più assoluto silenzio.
Un’altra strada è scrivere qui e darsi pacche virtuali sulle spalle convincendo chi è già convinto.